domenica 20 agosto 2017

Caterina Soffici presenta il suo romanzo sull'Arandora Star



L'Arandora Star era una bellissima nave da crociera, che diventò simbolo di morte e disperazione.

Requisita per esigenze belliche, fu caricata di internati civili italiani e tedeschi e diretta in Canada, e affondata dallo U-Boot tedesco U-47 il 2 luglio 1940 nelle acque dell'Atlantico Settentrionale.

Nella tragedia del 2 luglio 1940 annegarono circa 800 persone, di cui 446 civili italiani, deportati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all'Inghilterra, vittime innocenti del sospetto e della xenofobia.

Molte delle vite perse in quel mare erano originarie del nostro Appennino, gente emigrata a Londra per cercare lavoro, per farsi una vita, lasciando la propria famiglia e casa natale, da Bardi, Borgo Val di Taro, Bedonia.

Caterina Soffici, giornalista e scrittrice, ha pubblicato per Feltrinelli Editore il romanzo "Nessuno può fermarmi", che racconta una storia popolare legata alla vita degli italiani e dei valtaresi emigrati a Londra, e della loro tragica fine sull'Arandora.

Invitata a far parte della giuria del Premio La Quara, presenterà il suo libro, intervistata dal giornalista del Corriere della Sera Antonio Ferrari, venerdì 25 agosto alle 18 sotto i portici di Palazzo Manara, con le letture dell'attrice Simona Caucia Gaslini.



sabato 19 agosto 2017

Conosciamo i finalisti : Luca Degasperi


Ecco il quinto finalista del Premio La Quara 2017.

Manca davvero poco ormai!
I prossimi post del blog saranno dedicati alla giuria stellare che avremo l'onore di avere a Borgotaro il 26 agosto, e che sceglierà il vincitore di questa quarta edizione.

Luca Degasperi è nato a Trento nel 1963 e nella stessa città si occupa da circa trent’anni di psicoterapia psicoanalitica, esercitando privatamente dopo la laurea in Psicologia.
Ha sempre scritto, ma le sue pubblicazioni fino a oggi sono esclusivamente di ambito tecnico e scientifico.



Parlando del suo racconto ha dichiarato:"Ho cercato di occuparmi di una forma particolare di indifferenza: quella, per così dire, selettiva. Qualcosa rimane fonte di attenzione, desiderio o interesse, mentre altre caratteristiche della situazione (o della persona) vengono ignorate. E' forse un'operazione mentale più diffusa di quanto si pensi, quasi un automatismo, e mi sembra che possa creare danni ancora peggiori dell'indifferenza generalizzata. Sfruttamento o volontà di possesso, cinismo o ambiguità paiono sostenuti da questa forma di attenzione, di mirata avidità, di manipolazione".

giovedì 17 agosto 2017

Conosciamo i finalisti: Renzo Brollo

E dopo avervi presentato la parte femminile della rosa dei finalisti, possiamo con piacere farvi conoscere anche i due scrittori che saranno a Borgotaro sabato 26 agosto.

Renzo Brollo, gemonese classe 1971, per necessità e sorte fa l’impiegato metalmeccanio. È diventato un lettore compulsivo da quando, nel 2009, è entrato a far parte della redazione del sito Mangialibri, per il quale legge e recensisce una corposa quantità di volumi. Dal 2006 ha pubblicato una raccolta di racconti (Racconti Bigami, Cicorivolta) e quattro romanzi (Se ti perdi tuo danno, Mio fratello muore meglio e Metalmeccanicomio per Cicorivolta; La fuga selvaggia per Edizioni della Sera).


Ecco cosa ci dice di sè e del suo racconto:

" La scrittura, per quanto mi riguarda, è l'unica disciplina che mi rigenera e mi rilassa al tempo stesso. C'è chi corre, chi nuota, chi cammina o gioca a calcio. Io leggo e scrivo. Dopo aver provato tutto il resto, i libri letti e scritti sono le uniche passioni a cui non posso e non intendo rinunciare. Ne andrebbe della mia salute, dopotutto. La scrittura è in ogni caso diretta conseguenza della lettura, nel mio caso ormai diventata compulsiva. Quando ci si immerge in mondi paralleli raccontati dall'abilità dei grandi scrittori fa venire voglia di crearne di personali. Ci provo ormai da più di dieci anni."

"L'indifferenza in quest'epoca moderna è la diretta conseguenza, una tra le altre, dei nuovi mezzi di comunicazione veloci e tecnologici. Si insinua già nell'adolescenza, come un messaggio subliminale e può sfociare in atteggiamenti incontrollabili. Ho dunque cercato di capire come si potesse raccontare questo atteggiamento verticale, che colpisce ogni età. Ragazzini immersi in un mondo virtuale, adulti troppo preoccupati e distratti dalla quotidianità si trasformano in individui indifferenti agli altri e a loro stessi, simili a scimmie che non vedono, non sentono e non parlano."

sabato 12 agosto 2017

Conosciamo i finalisti : Vittoria Tomasi


Oggi conosciamo una nuova finalista del Premio La Quara, direttamente da Comacchio, Vittoria Tomasi.

Nata a Codigoro nel 1990, vive a Comacchio (FE). Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica (2012) e Marketing e Comunicazione aziendale (2016), è corrispondente da diversi anni per la testata Il Resto del Carlino di Ferrara e collabora con l’emittente televisiva Telestense-Telesanterno, dove conduce il programma “Cantieri per il futuro – storie ferraresi”. Nel 2014 ha esordito con il romanzo fantasy-storico Anita e la Setta dei Padroni del Tempo (Mannarino Editore) e diversi racconti pubblicati in varie antologiementre l’anno successivo esce il suo romanzo Welcome to Chrissi Island (Lettere Animate) e lo spin off Metà cuore a Chrissi Island (Lettere Animate). Nel 2016 esce il suo terzo romanzo Anita e il segreto di Venezia.




L'intervista a Vittoria:

1-    Cosa significa per te scrivere?

Scrivere per me è come respirare. Non credo che potrei vivere senza farlo.
La scrittura mi permette di rendere reale ciò che poco prima era solo nella mia testa. Amo dare vita a nuovi personaggi, costruendo i loro pensieri, le loro parole e le loro storie. E’ quello che faccio da quando sono piccola ed è quello che ho intenzione di continuare a fare per tutta la vita.
  
2-    In che modo hai affrontato nel racconto il tema dell'indifferenza?

Credo che l’indifferenza sia il male della nostra società e appena ho letto il tema del concorso non ho potuto fare a meno di raccontare una storia attuale, con l’intenzione di far riflettere il lettore. E’ difficile sintetizzare il percorso che mi ha portato a realizzare quel testo, perché parte da esperienze personali e riflessioni sulla cronaca dei giorni nostri.
L’indifferenza oggi è talmente radicata nella nostra società che spesso rischiamo di scambiarla per qualcos’altro: forza, coraggio o amore per se stessi. La paura a guardare al di là della nostra staccionata ci spinge a fare cose stupide o addirittura a non fare nulla. Non abbiamo più la forza di combattere le nostre battaglie, se non nascondendoci dietro a una tastiera. E sempre più spesso si tratta di propaganda finta, buonismo commerciale, materia di scambio per un paio di like. Vorrei che i giovani di oggi ricominciassero a vivere, a prendere posizione su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ho parlato del tema dell’indifferenza per spingere il mondo ad abbandonarla. 

mercoledì 9 agosto 2017

Conosciamo i finalisti : Maria Gabriella Licata

Se ricordate, l'anno scorso abbiamo avuto una finale tutta al femminile...ma anche quest'anno le donne non scherzano!

Procediamo quindi con la carrellata dei finalisti, oggi è il turno di Maria Gabriella Licata.


Nata ad Agrigento, dopo il liceo classico si è laureata  in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo e in Lettere presso l’Università di Bologna.
Nel 1981 si è trasferita a Milano, la città in cui vive, dove ha frequentato la scuola del Piccolo Teatro di G. Strehler (ora Paolo Grassi) come “assistente alla regia”.  Si è dedicata al teatro per alcuni anni e, successivamente, all’insegnamento, attività che svolge tutt’ora.
È autrice soprattutto di racconti brevi e poesie, risultati vincitori in numerosi premi letterari e inclusi in antologie collettive (Premio letterario Moak, Premio Stefano Marello, Premio C.Ulcigrai, Giallo milanese, Premio Malerba, Premio Casinò Municipale di Sanremo, Premio mostra del Tigullio e altri). Con  il romanzo “La bella signora Scimè” ha vinto il Premio Morselli 2015 per il romanzo inedito.



Anche lei ha risposto alle nostre domande:


1       Cosa significa, per te, scrivere?

Scrivere, per me, è aprire una porta su un mondo di vite, di sentimenti, di emozioni che sento dentro e che vuole trovare espressione. Sono situazioni che vedo intorno, sentimenti ed emozioni che immagino o che percepisco nell’aria,  che osservo agitarsi negli altri. Io cerco di dare loro una voce.

       In che modo hai affrontato il tema dell’indifferenza?

Non tutti siamo -per nostra natura- indifferenti, ma tutti corriamo il rischio di essere o di diventare tali.
Indifferenti alle ingiustizie, alle ruberie, ai favoritismi, ai bisogni degli altri, alle loro sofferenze. Indifferenti alla Verità. E non occorre guardare lontano, basta fermarsi sulle realtà più vicine:  il nostro ufficio, il palazzo, la metropolitana, la famiglia. 
Con il mio racconto ho cercato di fotografare un meccanismo. Come lo slancio primario dell’attenzione e della compassione verso gl
i altri, venga fagocitato -nella mente e nel cuore- dall’abitudine, dalla pigrizia, dall’amore di sé. Sino ad anestetizzare e deviare la nostra consapevolezza per mantenere inalterato lo status quo.

lunedì 7 agosto 2017

Conosciamo i finalisti: Doriana Cantoni

Il 26 agosto si avvicina e così iniziamo come da tradizione a conoscere i 5 finalisti che si contenderanno il titolo di vincitore del Premio La Quara 2017-4° edizione- e la conseguente pubblicazione del proprio racconto sul sito del "Corriere della sera".

Doriana Cantoni è la prima finalista che vi presentiamo, anche perchè è la più vicina.
Con grande sorpresa e piacere, infatti, fra i finalisti abbiamo scoperto una "valtarese", del vicino comune di Albareto.

Doriana Cantoni è nata a Parma nel 1969. Dopo la laurea in Filosofia nel 1993 presso l'Università di Bologna, ha insegnato per qualche anno in istituti privati, per poi abbandonare l'insegnamento e occuparsi di altro. Appassionata di arti marziali che ha praticato per lungo tempo, è affascinata dai racconti di memorie e dal concetto di tempo non lineare. Vive ora in un tranquillo paese dell'Appennino parmense, dove si dedica a tempo pieno alla scrittura.


Di lei ci scrive:

Cosa significa per me scrivere? Innanzitutto è dare voce, in modo certamente imperfetto, al calderone di emozioni che mi preme dentro e cerca di uscire. In questo senso è una liberazione, ma anche una scoperta. Attraverso la scrittura, fin dall'infanzia, ho capito di avere uno sguardo sul mondo personalissimo e per questo prezioso, come in fondo siamo tutti, ognuno a suo modo. Per scrivere ci vuole mestiere, ma soprattutto cuore, bisogna lasciare andare le proprie opinioni per dare spazio a qualcosa che va oltre quello che siamo, che non sarà mai come l'avevamo immaginato, prima di iniziare a metterlo sulla carta. Quando scrivo invento storie che non mi appartengono, se non forse nel profondo, vivono di quella libertà che è data dal non dovere rendere conto a nessuno, nemmeno all'autore. Possono correre via non appena ho finito, senza nemmeno voltarsi, sono altro da me, non richiedono né affetto né troppi discorsi per continuare ad esistere.
Ho pensato spesso a cosa voglia dire l'indifferenza, se possa definirsi una semplice mancanza di attenzione, oppure se nasconda in sé i germi di qualcosa di più oscuro, che si tramuta spesso in violenza. A vari livelli, nella vita quotidiana, siamo spesso indifferenti all'altro, per il poco tempo a disposizione che deriva da un'esistenza sempre più frenetica o anche perché badiamo unicamente alla nostra cerchia ristretta di parenti e amici. Erigiamo muri come se fosse la cosa più naturale del mondo e spesso ci scopriamo codardi di fronte al dolore dell'altro, perfino quando si tratta della nostra stessa famiglia. Il peccato più grande, se esiste, è non sapere più riconoscere nell'altro noi stessi, relegando le persone a comparse che contano poco o niente nel nostro splendido mondo, qualcosa che scorre e non rimane dentro che troppo poco, un attimo che non basta.

Ho scritto una piccola storia sul tema dell'indifferenza, di getto, come se fosse in attesa dall'altra parte e volesse essere detta per potermi liberare dai fantasmi che mi perseguitano. Adesso rimane sulla carta, eppure so che in qualche modo vive ancora, non solo per me, perché sarà letta e forse in questo modo saprà fare riflettere, anche solo per un istante, sul senso di questa vita così breve, eppure preziosa.